Nuovi luoghi per la quinta edizione di Trame Sonore

L’edizione 2017 del Festival, ancora e una volta, moltiplica le location. Fedele al principio di riportare la musica da camera in sale di pregio storico-artistico, dalle dimensioni contenute e caratterizzate da precise peculiarità acustiche, offre ai turisti che visiteranno Mantova tra il 31 maggio e il 4 giugno 2017 occasioni di fruizione eccezionale di alcuni tra i principali luoghi d’arte della città-culla del Rinascimento.

Un vero gioiello nascosto nel complesso di Palazzo Ducale, Piazza Santa Barbara possiede quell’atmosfera raccolta che la rende un suggestivo palcoscenico per dei concerti all’aperto. La si può raggiungere superando l’arco di accesso a Piazza Castello, lasciandosi alle spalle il Museo Archeologico e infine addentrandosi ulteriormente nel Palazzo. In quel momento la splendida Basilica palatina di Santa Barbara si affaccerà con tutta la sua bellezza sulla sinistra, mentre sulla destra un ulteriore passaggio aprirà verso Piazza Paccagnini. Piazza Santa Barbara ospiterà due concerti sinfonici: quello che, il 31 maggio, concluderà la serata inaugurale della 5° edizione di Trame Sonore, con l’Orchestra da Camera di Mantova e la Simon Bolivar Sinfonietta dirette dal M° Uberto benedetti Michelangeli, e quello dell’1 giugno con Ezio Bosso, l’artista “irrituale”.

La Biblioteca Comunale Teresiana, una volta Imperial Regia Biblioteca di Mantova, rappresenta una importante traccia del progetto di laicizzazione e riforma delle istituzioni culturali ed educative messo in atto da Maria Teresa d’Austria a partire dal 1740. Aperta al pubblico il 30 marzo 1780, la Biblioteca si trova all’interno del Palazzo degli Studi, precedentemente di proprietà dei Gesuiti. Il Palazzo degli Studi venne costruito tra il 1753 e il 1763 dall’architetto Alfonso Torreggiani ed era inizialmente sede dell’Università degli studi gesuitica, per poi essere destinato ad ospitare la biblioteca dopo la soppressione dell’ordine. Con l’aumento considerevole dei volumi nel corso degli anni, alle prime due sale teresiane si aggiunsero altri spazi all’interno del Palazzo, fino a giungere alle attuali dimensioni. Due eventi popoleranno la Biblioteca: un’importante tavola rotonda dedicata al futuro delle società concertistiche e del sistema musicale italiano e un concerto in occasione dell’inaugurazione di una mostra su Claudio Monteverdi, per i 450 anni dalla nascita.

Basato su fondamenta di antica costruzione, Palazzo d’Arco fu completamente rinnovato nel 1784 dall’ Antonio Colonna dietro richiesta della nobile famiglia trentina dei d’Arco, di cui un ramo si era ormai da oltre quarant’anni stabilitosi a Mantova. Passato di proprietà in proprietà nel corso dei secoli, la struttura del Palazzo si è ingrandita, anche grazie all’aggiunta nel secondo Quattrocento del vicino Palazzo dello Zodiaco che ospita lo splendido ciclo della Sala dello Zodiaco, ad opera del Falconetto. Nel 1872 Palazzo D’Arco ha raggiunto le attuali dimensioni, grazie all’acquisto da parte di Francesco Antonio d’Arco del palazzo e del giardino collocati oltre l’esedra. Danneggiato durante la guerra, è stato oggetto di restauro nel 1946 e nel 1960. Dal 1973, per volontà dell’ultima esponente della famiglia d’Arco, il Palazzo è divenuto un museo pubblico. Nella residenza dei Conti d’Arco che nel gennaio del 1770 ebbe l’onore di ospitare Mozart, trova spazio un ciclo di concerti mozartiani, seguiti da visita guidata al Palazzo, fresco di restauri.

L’area occupata dal Museo Archeologico, parte del perimetro di Palazzo Ducale, vanta una storia musicale di tutto rispetto. Il medesimo sito, dal 1549, era occupato dal Teatro di Corte dei Gonzaga, distrutto da un incendio e poi ricostruito tra il 1591 ed il ’92. Fu Claudio Monteverdi ad inaugurare, con una rappresentazione de L’Arianna, il terzo teatro lì costruito nel 1608, mentre nel 1733 ne venne inaugurato un quarto, il Nuovo Teatro Archiducale, su disegno di Ferdinando Galli da Bibbiena e Andrea Galluzzi. Nel 1783 Giuseppe Piermarini vi costruì un quinto teatro, questa volta un Teatro Regio, che venne abbandonato e nel 1896 venduto al Comune che lo trasformò in un mercato dei bozzoli, in seguito mercato ortofrutticolo ed infine ceduto al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, che lo trasformò nell’attuale Museo Archeologico. Grazie a Trame Sonore, al Museo Archeologico si tornerà a fare musica, con concerti che spazieranno dal tardo classicismo agli autori contemporanei.

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“Salotti” a Palazzo Ducale e in città

Palazzo Ducale – Sala di Manto: Danneggiata dal terremoto del 2012, la Sala di Manto (insieme con tutta Corte Nuova) esce dal percorso di visita di Palazzo Ducale. A restauri ultimati, nei giorni del Mantova Chamber Music Festival sarà accessibile al pubblico della manifestazione. Vasto salone che fa da ingresso a due appartamenti (di Troia e Grande di Castello), la Sala di Manto presenta una sontuosa decorazione dedicata alla celebrazione della famiglia Gonzaga. Otto riquadri dipinti a olio su muro, raccontano sulla parete est lo sbarco in Italia di Manto, leggendaria figlia dell’indovino Tiresia e proseguendo in senso orario il Convito di Manto, la fondazione di Mantova fatta dal figlio Ocno, tre scene di fondazioni urbane (costruzione di porta Leona, porta Pradella e del ponte dei Mulini) e due scene relative a lavori urbani eseguiti dai Gonzaga.

Palazzo Ducale – Sala degli Specchi: Viene voglia di ballare in questa galleria dove la luce si amplifica negli specchi e l’oro ricorda Versailles. Un tempo pinacoteca di casa Gonzaga (dell’epoca restano le decozioni dei soffitti e le lunette con le allegorie riprese da Cesare Ripa e I due lunettoni che rendono omaggio alla musica e alle arti), nel Settecento questo spazio venne trasformato in sala degli Specchi non alterando gli effetti speciali del secolo precedente: Apollo e i suoi cavalli bianchi e la Notte con il suo cocchio sembrano infatti mutare direzione mentre si percorre la sala e la donna alata dipinta in una delle lunette accompagna il nostro movimento muovendo il braccio e spostando l’anello d’oro che stringe tra le mani.

Palazzo Ducale – Galleria dei Fiumi: Le “Chiare e fresche dolci acque…” che scorrono nel territorio di Mantova sono state dipinte nel Settecento da Giorgio Anselmi con le fattezze di giganti possenti che si alternano tra gli archi di un pergolato. Sopra di loro è il trionfo allegorico dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria mentre alle testate della sala sono due grotte (scherzi di conchiglie, stalattiti e tessere musive), una del Cinquecento e una ottocentesca. Nel Cinquecento qui era la sala da pranzo del duca Guglielmo che amava banchettare affacciandosi sul giardino pensile. Nel Settecento venne aggiunta un’ulteriore delizia: la Casa del caffè progettata dal Bibiena.

Palazzo Ducale – Portico d’Onore: Riposando sotto il portico dove passeggiava Isabella d’Este si possono contemplare i quattro platani del cortile d’onore, immaginando la marchesa che qui aveva scelto di passare gli ultimi anni della sua vita in un appartamento-scrigno dedicato alle sue collezioni, circondata dai suoi tesori di antichità, tra poesia, musica e arte, dove non poteva certo mancare né uno studiolo né un giardino segreto. Al piano superiore sono gli appartamenti del duca Guglielmo Gonzaga (con gli Arazzi raffaelleschi, la Sala dello Zodiaco, la Sala dei Fiumi) e quello del figlio Vincenzo I (con la Galleria Nuova, il salone degli Arcieri e la Sala degli Specchi).

Palazzo Ducale – Sala del Leonbruno: È normale sentirsi osservati nella Sala della Scalcheria. Alzando gli occhi si apre un oculo che riecheggia quello della Camera Picta, un omaggio che l’autore, Lorenzo Leonbruno, ha reso a Mantegna, combinandolo con il tema delle grottesche (qui tra i primi esempi nel Nord Italia). Siamo nel cuore dell’appartamento vedovile di Isabella d’Este, un tempo scrigno delle sue collezioni, e qui tutto è declinato al femminile. A monito basti osservare nelle lunette la figura fiera di Minerva che scaccia i vizi da questa oasi di virtù e soffermare lo sguardo sul ritratto della marchesa, signora d’arte e di moda, qui nella copia tratta da Tiziano.

Palazzo Ducale – Sala del Pisanello: Se si fosse entrati in questa sala alcuni decenni fa avremmo visto alle pareti gli affreschi dei ritratti della dinastia gonzaghesca poiché solamente a partire dalla metà degli anni Sessanta sono state riportate alla luce le decorazioni pittoriche di Pisanello ispirate alla letteratura cavalleresca: eroi erranti alla ricerca del Sacro Graal, scene di un cruento torneo, graziose dame sotto un baldacchino, un accampamento, una castello turrito,… Pisanello dipinge questo ciclo nel Quattrocento per celebrare i Gonzaga marchesi e su una parete realizza un torneo con guerrieri dalle scintillanti armature color argento mentre non conclude la seconda parete, lasciando a vista un dettagliatissimo disegno preparatorio color sanguigna.

Palazzo Te: Dopo la parentesi del 2015, quest’anno Palazzo Te torna ad essere protagonista di Trame sonore, con concerti ogni ora dalla mattina a chiusura. Palazzo Te sorge sul quella che fu un’isola denominata sin dal medioevo Teieto (poi abbreviato in Te) collegata con un ponte alle mura meridionali della città. L’isola era luogo di svago per la famiglia Gonzaga. Agli inizi del 1500 Francesco II Gonzaga, marito di Isabella d’Este, diede incaricò a Giulio Romano di costruirvi stalle per gli amati cavalli di razza e anche una casa padronale. Tra le sale più impressionanti, si trovano la Sala dei Cavalli e dei Giganti, oggi sede dei concerti di Trame sonore.

Palazzo della Ragione: Anche Palazzo della Ragione, in cui si sta valutando la realizzazione di un Auditorium per attività espositive e musicali insieme, apre le porte al Festival e apre ai visitatori nel tardo pomeriggio, accogliendo concerti crossover. Il palazzo fa parte di quel nucleo di edifici cittadini sorti in epoca medioevale (XI-XII secolo) per assolvere alle funzioni civili pubbliche e destinato ad accogliere le assemblee e le adunanze cittadine o, in caso di cattivo tempo, il mercato che si teneva nella piazza sottostante. Nei secoli soggetto a modifiche ripetute, oggi presenta un ampio salone, di imponenti volumetrie, con resti di notevoli affreschi che raffigurano episodi bellici databili intorno alla fine del XII secolo, oltre a personaggi di storia sacra firmati dal parmense Grisopolo e databili alla metà del Duecento.

Rotonda di San Lorenzo: Da pochi anni restituita al suo splendore grazie a un importante restauro, la Rotonda di San Lorenzo sorge sul luogo dove, secondo la tradizione venne ritrovata, la reliquia del Preziosissimo Sangue, ora conservata nella basilica di Sant’Andrea. Solamente agli inizi del Novecento la struttura, un tempo negli edifici adiacenti, con la copertura perduta e l’interno trasformato in un cortiletto, ha ritrovato le forme attuali. All’interno la struttura circolare è scandita dal ritmo delle colonne e non manca un elegante matroneo. Sono ancora visibili alcuni lacerti di affreschi medievali. L’apertura della Rotonda è resa possibile grazie ai volontari dell’Associazione per i Monumenti Domenicani.

Teatro Bibiena: “Oggi ho visto il teatro più bello del mondo” così scrisse nel 1770 il padre di Mozart che aveva accompagnato il tredicenne Amadeus a Mantova in occasione del concerto inaugurale. Il Teatro Scientifico, gioiello del Settecento ideato da Antonio Bibiena sul luogo in cui un tempo sorgeva un teatrino cinquecentesco, è intatto nelle forme, con la scena fissa ideata come un loggiato a due piani e con la platea a pianta di campana che garantisce un’acustica eccezionale. I palchetti di legno sono ordinati su quattro ordini e le statue dedicate ai mantovani illustri delle lettere: Virgilio, Gabriele Bertazzolo, Baldassare Castiglione e Pietro Pomponazzi.

Basilica di Santa Barbara: La lanterna della torre campanaria, caduta in frantumi in seguito alla terza delle forti scosse del terremoto 2012, è simbolo dei gravi danni subiti in quella tragica occasione da Mantova. Oggi la struttura torna a caratterizzare lo skyline cittadino e la Basilica palatina di Santa Barbara invita i turisti a riscoprire tutto lo splendore di quella che fu la chiesa di corte dei Gonzaga, fatta erigere dal duca Guglielmo fra il 1562 e il 1572, su disegno di Giovan Battista Bertani. Vera e propria pinacoteca del Cinquecento mantovano, custodisce l’organo Antegnati (1565), strumento eccezionale che risuona nella spazialità perfetta della basilica. Nei giorni del Festival sarà aperta, quindi visitabile, da mattina a tardo pomeriggio ininterrottamente, mentre solitamente rispetta orari restrittivi.

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En plein air

Piazza Leon Battista Alberti: Piazza Leon Battista Alberti si trova sul retro della Basilica di Sant’Andrea e offre un suggestivo scorcio architettonico del suo fianco occidentale. Sabato 4 giugno, in occasione di Trame sonore, la piazza si offrirà in una prospettiva inedita: i concerti in programma in tarda sera, infatti, si eseguiranno sfruttando la risonanza del portico laterale della Basilica, che dà appunto sulla piazza, facendo rivivere quella facciata che, incompleta, da secoli, mostra ai mantovani il suo nudo mattone.

Cortile di Palazzo Castiglioni: Sul lato opposto di piazza Sordello rispetto a Palazzo Ducale, si colloca Palazzo Castiglioni, solenne edificio merlato che alcuni storici identificano come l’antica dimora dei Bonacolsi, signori di Mantova prima dei Gonzaga. Il giardino, generalmente chiuso alle visite, è dominato da un monumentale ippocastano e dalla medievale casa torre. Il luogo di particolare suggestione accoglie una sorta di punto relax del Festival, ove trovano collocazione tutti gli incontri del ciclo “Un caffè con…”.